La storia degli orsi panda raccontata da un sassofonista che ha un’amichetta a francoforte

Testo di Matei Visniec
Regia Collettiva Parsec Teatro

Con Giulia Luna Mazzarino e Jacopo Crovella

Regia, disegno luci e concept scenografico Girolamo Lucania

Musiche originali e sound design Ivan Bert / FiloQ

Video Art Riccardo Franco-Loiri

Traduzione di Ivano Bruno

Scene e costumi Silvia Brero

Direzione tecnica Yuri Roà

Produzione Cubo Teatro

Un sassofonista una mattina si risveglia con a fianco una donna che non conosce.
Non ricorda il suo nome, dove si sono incontrati, come sono finiti nello stesso letto insieme, e dove siano adesso. “A casa tua”, gli risponde lei.
“Chiamami Solange, Annett, Elyzabeth… Chiamami come vuoi”, gli dice.
Lui non ricorda nulla, un buco nero avvolge la sua memoria.
E quando lei sta per andarsene, lui le chiede di tornare. “Di quante notti hai bisogno per conoscermi?”. Nove. Nove notti.


I due così stringono un patto. Per nove notti si incontreranno nella stanza di lui, e poi nulla. Inizia così un viaggio lungo nove giorni e nove notti, il tempo che ci impiega un martello per cadere dal paradiso alla terra.

La storia degli orsi panda racconta della solitudine dell’Occidente, oggi dove il singolo rimane singolo, oggetto di consumo, macchina di piccoli riti solitari nel chiuso di stanze chiuse, dentro l’infinita libertà senza frontiere.
Racconta della solitudine attraverso un paradosso. Racconta della solitudine attraverso una storia d’amore: quello fra lui, artista solo, e la sua arte, che è il suo dolore, la sua solitudine, la sua morte, e la sua rinascita.
E quando, alla domanda: “qual è il tuo animale preferito?”, la risposta sarà: “gli Orsi Panda”, allora capiremo.
L’essere umano, occidentale, è come un orso panda in una gabbia all’interno dello zoo di Francoforte, lontano dalla propria origine, lontano dalla propria natura. L’uomo contemporaneo è un animale solitario. E desidera esserlo.
Perché non conosce alternative. 

Parlano di noi:

C’è una struggente malinconia nel dramma di Visniec, seppure ben camuffata da quel titolo apparentemente grottesco che suggerisce, al contrario, un contenuto causticamente ironico. Una sommessa tonalità di basso continuo che lo spettacolo di Lucania asseconda e declina con delicato minimalismo, creando sipari pervasi da essenziale ma intensa poesia.
Laura Bevione PAC
Qualunque approccio relazionale con il sesso opposto sembra essere destinato alla mutua incomprensione, a causa della mancanza di una lingua comune: è in tali conclusioni che l’opera di Matei Visniec, prodotta da Cubo Teatro, in scena a San Pietro in Vincoli Zona Teatro, può trovare una chiave di lettura. Non certo l’ultima, non certo l’unica: ma la più sentita, forse, suggerita dalle interpretazioni distanti, innaturali e incantevoli di Giulia Mazzarino e Jacopo Crovella.
Valerio Rupo Teatrionline.com

Per maggiori informazioni e richiesta di materiali contattare:

Federica Barone: distribuzione@cuboteatro.it

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