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Teatro decomposto o L’uomo pattumiera

Parsec Teatro

“Questi testi sono i pezzi di uno specchio rotto. C’è stato, un tempo, l’oggetto in perfetto stato. Rifletteva il cielo, il mondo e l’animo umano. E c’è stata, non si sa quando, né perché, l’esplosione. […] Il gioco consiste nel cercare di ricostruire l’oggetto iniziale. Ma il fatto è impossibile perché lo specchio originario nessuno l’ha mai visto, non si sa com’era.”

Matei Visniec, PREFAZIONE A TEATRO DECOMPOSTO O L’UOMO PATTUMIERA — 1992

Qualunque spazio è luogo di rappresentazione. Qualunque luogo è permeabile di una ritualità da ricostituire. Tale processo è fallimentare in partenza, ma necessario. Lo spazio di rappresentazione è dunque un tempio costituito da altari mobili, in cui il tentativo paradossale è quello di raccontare una storia che non è quella narrata, bensì quella agita in relazione costante, con gesti, movimenti, suoni da provare ogni volta, alla ricerca di un’unicità di comunione: il tentativo di ricreare un’esperienza comunitaria, rituale, e allo stesso tempo effimera e incostante.

 

 

LA RAPPRESENTAZIONE
Nel 1992 Matei Visniec scrive il Teatro decomposto o l’uomo pattumiera, una drammaturgia composta da monologhi e dialoghi apparentemente slegati fra di loro, ma che nel loro insieme rappresentano un’umanità frammentata, fatta di solitudini, impotenze, ipocrisie, alla ricerca di un’anima individuale distante e disgregata dal resto della – inesistente – comunità. I testi del Teatro decomposto sono paradossali, adottano differenti stili e si permeano ognuno della propria unicità.
Decomporre il teatro, alla ricerca del rito frammentato in partenza, ma necessario. Lo spazio che accoglie il lavoro viene ripensato a ogni diversa rappresentazione, decomponendo e frammentando il palco e la platea: una serie di “stazioni” vengono create in diversi punti del luogo. In ogni stazione si compie un rito rappresentativo, per rendere sacro e privilegiato quel punto. Al termine della singola rappresentazione, la stazione è diventata un altare riempito dell’esperienza che lì si è esperita. Al termine dell’intero lavoro, lo spazio teatrale sarà invaso così da diversi Altari, che raccontano un rito frammentato e sincero. Lo spazio, interamente, parlerà dunque, avrà un suo senso altro che si è vissuto insieme, e che verrà distrutto per essere riaffrontato in modo diverso i giorni successivi o nelle successive rappresentazioni. Gli attori, seguendo questa linea, conoscono tutto il testo e non sanno cosa rappresenteranno quel giorno, né chi rappresenterà il singolo microdramma. In tal senso il direttore-regista è presente in sala e partecipa alla creazione in diretta del lavoro.

 

 

LO SGUARDO DEL TESTO
Lo sguardo di Visniec è quello di un uomo dell’Est Europa che, all’abbattimento del muro di Berlino e della divisione Europea Occidente Capitalista – Oriente Comunista, si affaccia all’Europa centro-occidentale, e la vive. Osserva una società disgregata, composta da individui che insieme non creano una comunità, ma un gruppo di singoli elementi in lotta per la sopravvivenza individuale. È oggi, nell’era della comunicazione di massa e della diffusione dei social network, che lo sguardo di Visniec si fa ancora più graffiante e attuale. Quasi a voler presagire ciò che sarebbe avvenuto, il Teatro decomposto è un testo profetico, acuto e incredibilmente rappresentativo dell’umanità contemporanea.

 

 

IL TEATRO
È anche una riflessione sull’arte del Teatro. Visniec impone la ricerca di soluzioni nuove, differenti dalla classica rappresentazione teatrale. Il Teatro decomposto necessita di un pensiero profondo sulla messa in scena, sull’abitudine dell’unicità di luogo di rappresentazione (il Teatro inteso come luogo fisico), sulla continuità narrativa e attorale, ancorché su quella del linguaggio.

 

 

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Di Matei Visniec

con Stefano Accomo, Annamaria Troisi, Jacopo Crovella

regia Girolamo Lucania

Habitat scenografico Andrea Gagliotta

Produzione Parsec Teatro

Coproduzione Cubo Teatro

 

 

COMPAGNIA PARSEC TEATRO. Giovane compagnia residente al Cubo Teatro. Obiettivo della compagnia è la produzione di opere di respiro nazionale e internazionale di nuova drammaturgia che si basino sull’esplorazione e la ricerca di cross-disciplinarietà permesse dal media teatrale. Attori e regista sono diplomati presso la Civica Scuola D’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano. Il primo progetto della Compagnia, Blatte è vincitore del Bando ORA! Linguaggi contemporanei – produzioni innovative della Compagnia di San Paolo