Teatro Decomposto

Testo di Matei Vișniec

Regia Girolamo Lucania 

Con Stefano Accomo, Francesca Cassottana, Jacopo Crovella, Annamaria Troisi

Habitat scenografico  Andrea Gagliotta 

Una produzione di Cubo Teatro

Qualunque spazio è luogo di rappresentazione.
Qualunque luogo è permeabile di una ritualità da ricostituire.
Tale processo è fallimentare in partenza, ma necessario. Lo spazio di rappresentazione è dunque un tempio costituito da altari mobili, in cui il tentativo paradossale è quello di raccontare una storia che non è quella narrata, bensì quella agita in relazione costante, con gesti, movimenti, suoni da provare ogni volta, alla ricerca di un’unicità di comunione: il tentativo di ricreare un’esperienza comunitaria, rituale, e allo stesso tempo effimera e incostante.

Nel 1992   Matei Vișniec scrive il Teatro decomposto o l'uomo pattumiera, una drammaturgia composta da monologhi e dialoghi apparentemente slegati fra di loro, ma che nel loro insieme rappresentano un'umanità frammentata, fatta di solitudini, impotenze, ipocrisie, alla ricerca di un'anima individuale distante e disgregata dal resto della – inesistente – comunità. I testi del Teatro decomposto sono paradossali, adottano differenti stili e si permeano ognuno della propria unicità.

Decomporre il teatro, alla ricerca del rito frammentato in partenza, ma necessario. Lo spazio che accoglie il lavoro viene ripensato a ogni diversa rappresentazione, decomponendo e frammentando il palco e la platea: una serie di “stazioni” vengono create in diversi punti del luogo. In ogni stazione si compie un rito rappresentativo, per rendere sacro e privilegiato quel punto. Al termine della singola rappresentazione, la stazione è diventata un altare riempito dell'esperienza che lì si è esperita. Al termine dell'intero lavoro, lo spazio teatrale sarà invaso cosÏ da diversi Altari, che raccontano un rito frammentato e sincero. Lo spazio, interamente, parlerà dunque, avrà un suo senso altro che si è vissuto insieme, e che verrà distrutto per essere riaffrontato in modo diverso i giorni successivi o nelle successive rappresentazioni. Gli attori, seguendo questa linea, conoscono tutto il testo e non sanno cosa rappresenteranno quel giorno, né chi rappresenterà il singolo microdramma. In tal senso il direttore/regista è presente in sala e partecipa alla creazione in diretta del lavoro. 

Parlano di noi:

Sulla traccia delle indicazioni del drammaturgo Matei Visniec, Girolamo Lucania ha portato in scena uno spettacolo con moduli che cambiano disposizione ogni volta che viene messo in scena…I frammenti contengono aspetti grotteschi e assurdi, sono pregni di inquietudine e ci mostrano la solitudine e alienazione dell’uomo contemporaneo.
Teatro Dams Torino
Lo spettatore partecipa a un rito, composto o ri-composto da altri riti. L’obiettivo è soprattutto questo: immergere il pubblico all’interno della rappresentazione, farne metafora del linguaggio del cerchio. Condividere.
Outsider

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Federica Barone: distribuzione@cuboteatro.it