Con Stefano Accomo, Jacopo Crovella
Sound design Ruben Zambon
Psicoanalizzati da Girolamo Lucania e Matteo Bessone
Una produzione Cubo Teatro

All’età di 32 anni, Jean-Jacques torna dal suo psicoanalista, il dottor Van Nypelseer, dopo una pausa di tre anni. Tuttavia, questa volta torna armato, anche se non con una pistola, un fucile o un coltello, bensì con un terzo elemento ingombrante e scomodo: un magnetofono, con cui registra l'intera conversazione.

Jean-Jacques aveva incontrato la psicoanalisi a 14 anni. L’iniziativa è stata presa da Raymond, il severo padre avvocato. Le ragioni esatte non le conosciamo, ma sappiamo che Jean- Jacques ha vissuto la terapia come un obbligo e un’aggressione alla sua innocenza e gioventù. Ha frequentato la terapia due o tre volte alla settimana per quindici anni.

Una settimana dopo la sessione con il magnetofono, viene prelevato dalla polizia e internato nell’ospedale psichiatrico di Laken. Riesce a fuggire, e a recuperare il nastro della registrazione. Nel 1968, scrive una lettera alla rivista filosofica Les Temps Modernes (fondata nel 1944 da Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre), in cui racconta la storia della sua fuga dal reparto psichiatrico e la trascrizione del dialogo con il suo psicoanalista.

Il dialogo psicanalitico, come Abrahams suggerisce di chiamarlo, scatenerà un vivace dibattito all’interno della redazione: il testo verrà pubblicato l’anno successivo. Tuttavia, Pontalis e Pingaud, contrari alla pubblicazione della trascrizione e quindi in aperto contrasto con Sartre, decideranno poco dopo di abbandonare la redazione della famosa rivista.

"Che cos'è la realtà, Dottore?"

Due attori, un regista, un musicista e una videocamera. E un dialogo reale che, dal momento in cui viene registrato, diventa testo drammatico. La performance indaga il testo, lo analizza come in una sessione di psicoanalisi, prova a metterlo in scena scatenando una riflessione sulla realtà, sul teatro, sui ruoli di forza che si scatenano fra le parti, e su come i ruoli vengono condizionati in base all'elemento tecnologico: in questo caso la videocamera, anch'essa attrice nel ruolo del magnetofono. La performance offre lo spunto per un'indagine sul reale, attraverso un'improvvisazione costante e menzognera.

Il lavoro offre lo spunto per una riflessione sulla Psicoanalisi, sulla relazione fra i ruoli del paziente e del dottore, e più in generale sull'interpretazione della realtà e sul ruolo che interpretiamo in base al contesto.

L'episodio di JJ Abrahams rappresenta un episodio piuttosto celebre del dibattito psicoanalitico. Per questo motivo, alla performance può essere accompagnata una riflessione con psicologhe e psicologi. Pertanto si suggerisce al teatro ospitante di coinvolgere la comunità di psicologi del territorio per costruire insieme un dibattito sull'episodio e sui temi dibattuti all'interno del dialogo.

La performance si adatta a ogni tipo di spazio, e non richiede particolari esigenze tecniche.

Il lavoro parte dall'interpretazione del testo, in un flusso improvvisativo tra parole e musica e sound design creati dal vivo, così come la regia video, eseguita in diretta e vero 3° personaggio dell'opera.

Tutto viene registrato.
Il risultato è un film dialogico ogni volta differente, così come lo è stata la registrazione del dialogo con il magnetofono.

Per maggiori informazioni e richiesta di materiali contattare:

distribuzione@cuboteatro.it

Stefano accomo

Attore

Jacopo Crovella

Attore

Girolamo Lucania

Regista

Ruben Zambon

Compositore e musicista

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