“Mamma, voglio diventare una star”.
“Papà, scusa se per diventare famoso ho scelto la via più breve”
“Tutti i canali, persino i più piccoli canali di YouTube, Twitch, TikTok e chissà che altro si inventeranno, tutti i canali parleranno di me”
“Siamo gli odori dei libri disperati”
( Caetano Veloso )
“Sii felice un solo istante Quell’istante è la tua vita”
( Umar Khayyām )

con Alberto Boubakar Malanchino
Regia e Drammaturgia di Girolamo Lucania
Sound design e colonna sonora live Ivan Bert e Max Magaldi
Da un’idea di Ivan Bert e Girolamo Lucania

Sid. Italiano. Origini algerine. Quindici anni. Forse sedici, forse diciassette. Veste sempre di bianco, perché il bianco è il colore del lutto per i musulmani. Vive come uno dei tanti ragazzi di una delle tante periferie dell’Occidente. Vive nel mondo drogato della società dello spettacolo. Per uscire dalla disperazione e dalla noia di nascosto legge, ascolta musica, vede film. Recita. Recita sempre. Fino a dimenticare di essere Sid. Colleziona sacchetti di plastica, di carta, di tessuto, di materiale biodegradabile. Tutti, rigorosamente, firmati. Bello, intelligentissimo, raffinato lettore, perfettamente padrone delle più sottili sfumature della lingua.
Ha ucciso. Probabilmente per noia. Sicuramente per uno scopo più alto. Uccide soffocando le sue vittime nei sacchetti di plastica alla moda. La sua storia, è un film “senza montaggio”, un torrenziale monologo che è un concerto Hip Hop suonato dal vivo: scorrono schegge di vita, di bullismo, di consumo, di ragazzi annoiati, dei “fuck you”, di canne, droga, desolazione, di vagabondaggi nei “templi del consumo”.

NOTA

Sid è il futuro incarnato. Bello, bellissimo, intelligente, Europeo di nascita, di origine algerina, non appartiene né all’Occidente, né alla cultura Africana. È il futuro. Un futuro senza identità. Un presente senza futuro. Sid cerca l’identità, il suo palcoscenico è il mondo, la sua croisette i Social, la vita il suo film. Il suo pubblico il mondo. Gli outfit bianchi, come il lutto per la sua vita, scintillante perché griffata. Sid impacchetta le vite di scarto, incartandole in buste firmate. Il serial killer del futuro. La Star.

Photos ©Marzia Benigna

Parlano di SID:

SID, Fin qui tutto bene: suggestiva performance di un teatro capace di ipnotizzare lo spettatore.
Sid-Fin qui tutto bene, primo studio di un progetto di teatro acustico, liberamente ispirato ad Alì il magnifico di Paul Smail, che vede l’applaudito Alberto Boubakar Malanchino adrenalinico interprete di un "racconto di frontiera" nei panni di Sid, giovane dei giorni nostri rinchiuso in un carcere a fare i conti con la sua coscienza e con gli ingombranti fantasmi del burrascoso passato.

Ben sostenuto dalla drammaturgia sonora eseguita live da Ivan Bert e Max Magaldi, il Sid di Malanchino è spirito dalle fattezza diaboliche: arrivato in Italia poco più che bambino si trova da subito a vivere una condizione di straniero al pari di un’intera generazione di ragazzi immigrati, o di immigrati di seconda generazione.

Sedotto dall’apparire più che dall’essere, dal denaro facile procurato con furtarelli nelle griffe del centro, fossero anche solo i sacchetti dei negozi d’alta moda, il suo è un itinerario all’inferno di sola andata dove il passaggio dalle parole ai fatti, dai propositi all’azione violenta, è la naturale conseguenza di una degenerazione personale che tanto sa di sconfitta collettiva per un’intera società: guadagnatosi sul campo l’eloquente appellativo di "killer dei sacchetti", Sid è creatura bifronte alla disperata ricerca di nuove strade da percorrere in un futuro tutto da scrivere.

Per raccontare la sua parabola umana nulla gli serve, se non un leggio, un piazzato ad illuminarlo dall’alto, una colonna sonora dai ritmi pulsanti, e soprattutto la forza di quelle parole che ne definiscono il carattere e tracciano le coordinate di un’esistenza oggi presentata in forma di studio, ma domani prodotto compiuto di sicura presa sul pubblico.

Roberto Canavesi

SID ha conquistato il pubblico del Fringe con la sua incredibile energia: “pungi come un’ape, vola come una farfalla”, per usare le parole “dell’altro” Magnifico Alì.
E SID ha fatto proprio questo, accompagnandoci, tra un pugno e una carezza, alla scoperta della fragilità e delle contraddizioni di un quartiere multietnico della periferia torinese.

Torino Fringe Festival

Alberto
Malanchino

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Ivan
Bert

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Max
Magaldi

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Girolamo
Lucania

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